Comune di
ACERNO
(Regione
Campania ).
1.361 Abitazioni, in questa pagina trovi notizie, alberghi, meteo, mappa, dati utili, banche , storia e molto altro sulla città di
ACERNO
La fondazione di Acerno risale ai profughi dell'antica Picentia, distrutta dai Romani dopo la II Guerra Punica. Il documento più antico, conservato presso l'archivio della Badia di Cava dé Tirreni, è del 1027: ...petrus filius ursi et mari filius amati presbiteri et dauferi filius offi qui fruit de Acerni".
Dal Catalogo Baronum risulta feudatario di Acerno e Giffoni Sei Casali, intorno al 1150, Guido de Acerno, che aveva ereditato i feudi dal padre Tomrnaso. Il 17/08/1254 Papa Innocenzo IV conferma a Filippo d'Acerno il possesso di Acerno, Castronuovo e di vari beni feudali. Nel 1272 Carlo I d'Angio concede al figlio primogenito Carlo il principato di Salerno, fra i cui baroni si trova "Adenasius de Tarascono pro castris Acerni ed Castellinovi".
Il principe Carlo il 22/02/1291 nomina Riccardo d'Aiello di Salerno balio di Giovanni di Acerno. Nel 1298 il feudo di Acerno fu donato a Ruggiero di Lauria, grande arnmiraglio del Regno. Indi I'ebbe Guglielmo Vaccaro (1337), Roberto Grillo (1346), Francesco Guindazzo (1381), Antonio de Muro (1445). Nel 1453 vi e l'investitura delle Università di Acerno e Calabritto a <>, succeduto in tali feudi in seguito alla morte del fratello.
Nel 1469 Troiano Santomango è signore di Acerno, Calabritto e Muro. L'11/09/1500 si dà ordine di accettare se il feudatario Marcello Colonna è veramente tassato per Acerno per il doppio dei ducati che deve pagare e quale e l'annuo reddito che egli ha dal feudo. Nel l507 le terre di Acerno e Calab ... Leggi tutta la storia
Musei :
Monumenti :
Edifici Religiosi e Santuari :
Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Chiesa di San Donato.Chiesa della Madonna delle Grazie
Eventi e Sagre :
IX Festa della Montagna.
Enogastronomia : I funghi
I funghi fanno parte della più tipica gastronomia acernese. La specialità a cui è legata la fama del paese sono le tagliatelle (ma viene usato anche il risotto) con i porcini così come col tartufo. Inoltre, vengono preparati anche i chiodini sott’olio e, tra i contorni, spicca l’abbinamento con le patate.
La castagna
La castagna tipica locale è l’“Inserta” anche se non mancano altre cultivare. Il periodo di maturazione è l’autunno. A seconda delle varietà più o meno precoci, diventano disponibili per il consumo fresco dall’inizio di ottobre ai primi di novembre.
Durante tutto l’anno, infine, si trovano essiccate ed in forma di farina. Ma questo frutto non si conserva a lungo se non si
adottano alcuni accorgimenti. La surgelazione è forse il metodo di Ad Acerno c’è la Masseria Cugno che ha rilanciato questa produzione. La robiola infatti è prodotta in Piemonte, nelle province di Asti e Alessandria. Conosciuta ai tempi di Pantaleone da Confienza che, nella sua Summa Lacticinorum, ne sottolinea la provenienza del termine (robiola andrebbe attributo al solo formaggio prodotto con latte di capra, al massimo di pecora), ha forma rotonda ed è di modeste dimensioni. È considerato un formaggio di pregio. Ma allora veniva proposto un invecchiamento particolarmente lungo circa due anni. Si tratta di un formaggio grasso a pasta fresca non sottoposto ad alcuna maturazione o stagionatura. Ha forma cilindrica con facce piane, leggermente orlate. Il peso di ciascuna forma conservazione più semplice e consente di consumare le castagne fino al successivo raccolto. Se tenute in frigorifero a +2 o +3 gradi C - si conservano un mese e mezzo circa. Un altro metodo è la cosiddetta “curatura”, che consente di prolungare il periodo di consumo del frutto per due o tre mesi. È un metodo che consiste nel mettere a bagno le castagne per almeno 48 ore. Una volta tolte dall’acqua vanno conservate in luoghi asciutti ed arieggiati.
La Robiola di capra
può variare tra i 400 e i 200 grammi. La pasta è di colore bianco latte ed è finemente granulosa, mentre non è presente alcuna crosta esterna. Al gusto risulta leggermente acidula con un sapore delicato, saporito e tipico. La robiola viene realizzata con latte di vacca in misura massima dell’85% e di capra e pecora in rapporto variabile o in purezza, in misura minima del 15%, proveniente da due mungiture giornaliere, parzialmente decremato per affioramento. L’alimentazione base degli animali da cui proviene il latte deve essere costituita da foraggi verdi o conservati. La maturazione viene effettuata conservando il prodotto in ambienti con temperatura tra i 15 e i 20 gradi per tre giorno consecutivi.
La cucina tipicamente montanara. Molto ricco il paniere dei primi (la pasta è rigorosamente fatta a mano): fusilli al sugo di cinghiale, gnocchi al sugo di lepre, tagliatelle al
tartufo e pappardelle ai funghi porcini. Tra i piatti forti stravincono poi le zuppe (su tutte, quelle che abbinano verdure, legumi e castagne) e i dolci. Anche con un fine
pasto è il trionfo della castagna per cui da non perdere il castagnaccio, i calzoncelli e le torte realizzate con questo prodotto. Il dolce più caratteristico sono le “pasticelle”, il cui ripieno è costituito da castagne macinate, zucchero, cacao, anice e uvetta. Rinomata è anche la fragolina di bosco, ottima per preparare la classica fragolata (disponibile in tutti i bar e ristoranti).
Tipiche di Acerno, inoltre, sono le patate sotto la cenere, di facilissima cottura: basta pulire la superficie dei tuberi e incartarli con della carta argentata, quindi immergerli nella cenere del focolare. Condire, a cottura ultima, con sale a piacere. Come contorni, in verità, si propongono anche le patate all’acernese (cotte con lardo) e quelle con i funghi. Del resto, non potete andare via senza aver gustato quello che forse è il prodotto principe di Acerno. Tanto che quando la stagione estiva è stata piovosa, si trovano anche lungo il viale principale del paese. La ricetta più originale è certamente quella in tortiera sotto brace ma sono ottimi anche i tartufi neri preparati nel bagno di olio d’oliva. Segnaliamo, poi, la produzione del caciocavallo per i quale i Picentini sono famosi. Il tipo che viene qui realizzato è il caciocavallo silano Dop, anche se non tutte le aziende che operano all’interno del territorio della denominazione si avvalgono del marchio.