Comune di
OTRANTO
(Regione
Puglia ).
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OTRANTO
Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; la città fu poi popolata dai messapi (di cui nel 1995 sono state scoperte le mura ed una porta della città), stirpe che precedeva i greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia e, ancora, cadde nelle mani dei romani, diventando presto municipio.
Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.
Prima che Otranto diventasse colonia romana, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere. I Romani non fecero altro che rinforzarla, introducendola nelle loro arterie di comunicazione. Ad Otranto rimangono ancora delle testimonianze del passaggio dei Romani: due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C., che riconducono agli imperatori L. Aurelio Vero e M. Aurelio Antonino. Nel 162 la città chiese ed ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al secondo secolo d.C. Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, superando anche quello di Brindisi. Tale realtà non fece altro che consolida ... Leggi tutta la storia
Musei :
Museo Diocesano, Palazzo Lopez - piazza Basilica.
Monumenti :
Castello Aragonese
Edifici Religiosi e Santuari :
Santuario Santa Maria dei Martiri
Eventi e Sagre :
L'Alba dei Popoli (31 dicembre - 1° gennaio). Il Premio Grinzane Terra d'Otranto. La Notte Rosa, tenutasi per la prima volta il 21 giugno
Enogastronomia : Gastronomia Italiana, Pugliese e Salentina:
I Turcinieddhi
Tutti pazzi per i turcinieddhi, gli involtini di interiora di agnelli e capretti da latte, che hanno un gusto delicato e al tempo stesso amarognolo. Per fare i turcinieddhi si usano solo le interiora di agnelli e capretti da latte, che non vengono mai fatti uscire al pascolo. Gli antichi dicevano che erano "nfurchiati " perché vivevano al chiuso. Per avere i turcinieddhi si puliscono per bene le interiora e le si farciscono con gli organi interni dell'animale come il cuore, i polmoni e il fegato, tritati. Per dare il giusto sapore poi si utilizza lo strato di grasso che avvolge lo stomaco dell'agnello.
Con un pizzico di prezzemolo e un pò di sale, i turcinieddhi sono ottimi per essere arrostiti alla brace. Nei ristoranti sono molto richiesti. Ma anche i privati ne consumano in gran quantità soprattutto durante i week end.
In gran parte del Salento il loro nome è turcinieddhi, ma in alcuni paesi vengono chiamati anche gnomarieddhi. Quelli salentini sono piuttosto corti. In Sardegna e in Calabria sono invece lunghi.
Crostini con funghi selvatici
Questo piatto italiano è estremamente popolare a causa della sua versatilità: può essere servito come spuntino, antipasto, o con una bevanda. I Crostini si possono preparare con patè di fegato di pollo, una mistura di pomodoro, mozzarella e basilico, o vegetali grigliati. Questa versione con funghi selvatici è estremamente buona - anche se si si usano funghi coltivati al posto di quelli selvatici.
INGREDIENTI (per quattro persone):
400g di funghi selvatici di qualsiasi tipo
2 chiodo di garofano di aglio tritati
1 pezzo piccolo di peperoncino piccante tritato
8 cucchianie di olio di oliva
1cucchiaio di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di maggiorana
4 grandi fette di pane pugliese impanate con sale e pepe. Pulire i funghi e tagliarli in cubetti. soffrigere l'aglio in sei cucchiaie di olio, e non appena inizia a dorarsi, aggiungere i funghi. Saltarli e lascirli dorare per alcuni minuti. Aggiungere il prezzemolo, majorana, sale e pepe. Nel frattempo tostare le fette di pane su entrambe i lati, poi strofinarli leggermente nei chiodi di garofano di aglio. Spazzolare con l'olio di oliva rimasto ed aggiungete sopra i funghi. Servite immediatamente
Scapece
... Ma che cos'è la scapece?
E' un tipico piatto di Gallipoli, a base di pesci piccoli come zerro (pupiddhi) latterini (minocia e tremula) e boghe piccole (ope).
I pesci vengono fritti in olio d'oliva e ricoperti poi con aceto, pan grattato e zafferano.
La scapece viene spesso accompagnato dai gambi di sedano. Spesso infatti accanto alle bancarelle di scapece ci sono i venditori di sedano.
E' una sensazione unica per il palato associare il gusto dolce del sedano con il sapore deciso e forte della scapece.